Perché scrivo?

Di Tarek Heggy


Scrivo da un quarto di secolo per instillare nella mente egiziana che noi siamo, in prima istanza, solo egiziani. La nostra identità è forgiata dalla nostra posizione geografica sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Abbiamo legami con musulmani, cristiani, arabi e africani, ma nessuno di costoro può sostituire la nostra unica e sola identità egiziana.

Scrivo per instillare nella mente egiziana il fatto che nonostante il mondo esterno dimostri talvolta ostilità nei nostri confronti e spesso operi per favorire i propri interessi, i nostri problemi, nella loro totalità, hanno origine solo dentro di noi e possono essere risolti solo in seno alla nostra realtà. Solo noi siamo responsabili di quei problemi e del fatto che questi rimangano irrisolti. L'eccessiva fede nella teoria della cospirazione è un'implicita ammissione della nostra impotenza e della supremazia altrui rispetto alla nostra inefficacia.

Scrivo per instillare nella mente egiziana i valori del liberalismo, della democrazia, delle libertà generali e dei diritti umani in quanto sono i raggiungimenti più nobili, più sublimi e civili dell'umanità.

Scrivo per instillare nella mente egiziana i valori della società civile in quanto è il meccanismo più efficace per partecipare alla vita civile.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che la percezione negativa delle donne in alcune culture è una disgrazia. Le donne non solo rappresentano la metà della popolazione, ma, fatto ancora più importante, sono le madri che crescono le generazioni future. In quanto tali costituiscono una preziosa porzione della società e la società che non garantisce alle proprie donne pieni diritti in tutti i campi non può sperare di sviluppare al massimo le proprie potenzialità.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che la gestione moderna efficace e creativa è l'unico modo per progredire. La triste realtà è che abbiamo una carenza di risorse umane addestrate nelle tecniche della gestione moderna.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che la storica decisione di Anwar Sadat di spostare il conflitto arabo-israeliano dal campo di battaglia ai negoziati era l'unico modo di raggiungere un accordo ragionevole per un conflitto che è stato per troppo tempo sfruttato come scusa per ritardare la democrazia e lo sviluppo.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che il nostro sistema educativo necessita una rivoluzione copernicana. Nelle condizioni in cui si trova attualmente il sistema produce solo cittadini che sono del tutto incapaci di affrontare le sfide della nostra epoca. Ripetute dichiarazioni in cui si ribadisce che il sistema educativo egiziano è in fase di riforma sono decisamente esagerate, come dimostra il livello dei laureati prodotti da questo sistema.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che l'islam egiziano tollerante e pacifico  è stato attaccato su vari fronti. Gli attacchi sono giunti da una trinità costituita dalla fede wahhabita, da un approccio dottrinario alla religione, dall'onnipotenza del petrodollaro che ha fondato un islam fondamentalmente diverso dall'islam delicato praticato in Egitto e che ci ha consentito di coesistere con gli altri per anni.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che i copti egiziani non sono cittadini di seconda classe, che hanno diritto a una cittadinanza totale al pari dei cittadini musulmani e che tutti i problemi che stanno affrontando devono essere risolti.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che la cultura occidentale ha dei difetti, ma che si tratta di un piolo essenziale nella scala della civiltà umana. Opporsi alla cultura occidentale è come opporsi alla scienza, allo sviluppo e alla civiltà.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che dobbiamo frenare la nostra tendenza a indulgere nell'eccessiva autostima e a esaltare il nostro passato. Dobbiamo imparare l'autocritica e accettare le critiche che ci vengono mosse dagli altri. Dobbiamo cercare di infrangere la nostra cultura soggettiva a favore di una cultura più oggettiva. E scrivo per instillare nella mente egiziana che la deificazione degli ufficiali è una delle principali fonti della nostra complicata e problematica realtà e che la responsabilità risiede in noi stessi in quanto individui.

Scrivo per instillare nella mente egiziana che i nostri mezzi di comunicazione devono essere radicalmente riformati in base alle esigenze della nostra epoca. I cambiamenti necessari non riguardano aspetti formali o il numero dei canali televisivi nazionali, ma nella sostanza del messaggio mediatico. Se l'educazione è lo strumento di riforma a lungo termine, i mezzi di comunicazione sono lo strumento ideale per risvegliare le coscienze a breve termine.

Scrivo per instillare nella mente egiziana (soprattutto nella mente dei giovani) che se si vuole fermamente qualcosa c'è di sicuro un modo per ottenerlo e che, armati di una solida formazione e di determinazione, possono raggiungere qualsiasi obiettivo. Il futuro non esiste in quanto tale, bensì è il prodotto che creiamo oggi.

Questi sono i messaggi che ho cercato di trasmettere nelle centinaia di articoli e nei tredici libri che ho pubblicato nello scorso quarto di secolo. Gli scettici potrebbero considerare la mia voce, come quella di Giovanni Battista, ovvero come una voce che grida nel deserto. Dovrebbero però ricordare che le parole di Giovanni Battista erano molto di più di un grido nel deserto, di fatto erano i primi importanti passi di un cammino nobile e glorioso.